Il fotografo e l’uomo

L’immagine rubata – Questo è il metodo operativo per raccogliere le espressioni più vere, immediate, non appassite dalla preparazione, da quella inevitabile finzione cui non riesce a sottrarsi nemmeno il soggetto più disinvolto e sicuro di sé. Un minimo atteggiamento di recitazione, infatti, è inevitabile, anche da parte delle persone più ingenue e semplici. Lo scatto di sorpresa, inoltre, può risolvere tutte quelle situazioni in cui sia difficile riprendere l’uomo che, cosciente o no della presenza del fotografo, potrebbe dare al momento dello scatto un’immagine falsa, o addirittura potrebbe manifestare un atteggiamento di netto rifiuto. Nel primo caso il fotografo deve avere pazienza, lasciar scaricare psicologicamente ed emotivamente il suo soggetto, scattando anche qualche fotografia che poi sa già di non utilizzare.

Con queste macchine l’attenzione del fotografo sarà tutta dedicata allo studio del soggetto, all’attesa del momento migliore per scattare e potrà anche mettere in atto qualche facile artificio per non dare a intendere che è già pronto a scattare, come, ad esempio, non guardando nel mirino, ma immaginando l’inquadratura e tenendo la macchina in mano appoggiata sullo stomaco o su un fianco, con l’obiettivo puntato sul soggetto tenuto pressappoco al centro dell’inquadratura, e con il dito sul bottone pronto a scattare al momento migliore.

Spesso il taglio di queste inquadrature non è perfetto ed è necessario correggerlo in stampa o durante la duplicazione. Talvolta non è perfetta la definizione, ma il valore del contenuto dell’immagine può essere notevolmente superiore al valore tecnico convenzionale: sarà più soddisfatto per queste immagini il fotografo che, consumato il primo grande amore con i piaceri della tecnica, cercherà nuove e più stimolanti esperienze con il mondo assai più vasto del racconto dell’invenzione e dei contenuti.

Così si può validamente operare per realizzare quelle immagini cosiddette «rubate in tutti quei contesti in cui si voglia descrivere una situazione o una condizione umana estremamente autentica, «vera», facendo in modo che la presenza del fotografo passi inosservata. Si potrà considerare che con obiettivi di corto fuoco, ci si trova distanti dai soggetti più interessanti, si rischia di perdere espressioni o particolari gesti, che potrebbero invece essere fondamentali, o per lo meno interessanti, per descrivere meglio quelle persone.

* * *

Una fotografia di questo tipo, se tecnicamente corretta, può prestarsi per un’operazione di ricerca dei particolari sia con l’ingranditore in sede di stampa, sia duplicando la diapositiva.In camera oscura un ingrandimento molto spinto si può ottenere proiettando l’immagine verso terra o sul muro sia rifotografando la prima stampa e ingrandendo anche questo secondo negativo. Nel caso delle diapositive, si potrà effettuare la duplicazione isolando il particolare con la tecnica della macrofotografia, usando il soffietto estensore e, per ingrandimenti più spinti, obiettivi di focale corta (per esempio, il 24 mm rovesciato). Se si dispone di un microscopio, l’esplorazione di diapositive può riservare delle interessanti e stimolanti sorprese. Un altro metodo consiste nel proiettare la diapositiva su una carta opaca liscia e riprendere il particolare che interessa tenendosi il più in asse possibile con la proiezione.

Esistono in commercio fogli di plastica simili alla carta da ingegneri, ma con grana estremamente fine, praticamente Invisibile, che, opportunamente montati su un telaio di legno, costituiscono un ottimo schermo per proiezione in trasparenza, risolvendo così il problema dell’asse di ripresa coerente all’asse di proiezione. Deve però stare sempre all’erta, con l’otturatore armato e con diaframma e fuoco predisposti, per scattare di sorpresa quando il soggetto presenta un atteggiamento, un’espressione o compie  n’azione, nella più totale naturalezza. Questo metodo richiede una considerevole attenzione e la capacità di agire estemporaneamente senza perdere un solo attimo, e occorre grande allenamento e senso dell’inquadratura da parte del fotografo, oltre a una prontezza di riflessi e alla calma e precisione nell’eseguire con attenzione e freddezza in pochi istanti tutte le operazioni che precedono lo scatto.

La messa a fuoco è il momento operativo più delicato, sopratutto se si usa un obiettivo di focale lunga e in ambiente poco luminoso. Le operazioni di messa a punto del sistema diaframma/tempo di posa, possono essere affidate all’automatismo, se si dispone di una macchina che ne sia dotata. Per le fotografie in cui non prevale la rappresentazione dei volti, ma piuttosto l’espressione intima e l’azione, o l’atteggiamento del soggetto nel suo insieme, l’obiettivo di corta focale (il 35 mm nelle macchine di piccolo formato) consente una maggior rapidità delle operazioni di messa a punto, potendosi in alcuni casi mantenere una predisposizione pan – focus della messa a fuoco dell’obiettivo. Per questo genere di fotografie sono molto pratiche le macchine a mirino galileiano dell’ultima generazione, sia quelle con la sola esposizione automatica, sia quelle anche con automatismo della messa a fuoco.