Il Castello incantato di Bentivegna

Un suggestivo museo all’aria aperta, opera di uno scultore unico al mondo, Filippo Bentivegna, il protagonista di questa storia, è uno dei tanti siciliani che nei primi anni del Novecento, spinti dalla miseria e dalla disperazione, emigrarono in America.

Filippo, navigò per parecchi giorni e totalmente privo di cultura pare avesse condotto non appena arrivato, un lavoro da manovale che non dovette tuttavia durare a lungo. Un feroce litigio, secondo quanto viene raccontato, gli costò un forte colpo alla testa che lo menomò gravemente dal punto di vista psichico.

Fu costretto a ritornare alla sua nativa Sciacca nel tentativo di curarsi, ma, purtroppo, senza alcun esito. Bentivegna, dopo l’incidente avvenutogli, era profondamente mutato; era mutata la sua mente e sarebbe rimasta mutata fino alla fine dei suoi giorni. Nel piccolo podere che possedeva a Sciacca, solo e malato, Filippo - estraneo a qualsiasi forma d’arte – iniziò, dunque, il suo nuovo percorso creativo iniziando a scolpire – in modo esasperato ed ossessivo - sculture di grandi dimensioni riproducenti un unico soggetto: la testa umana.

Egli le scolpiva nella pietra, di cui era ricco il suo podere, ma anche sul legno delle cortecce degli ulivi che lì crescevano rigogliosi. Le pietre assumevano così la forma di grandi teste dai volti definiti da tratti grossolani e incerti; spesso questi volti convivevano tra loro in una stessa pietra o corteccia, con la risultante di suggestive commistioni di tipi iconografici dalla diversa e forte espressività. Intanto in paese la notizia di Filippo e della sua bizzarra e curiosa attività scultorea – per la quale venne presto ribattezzato “Filippu di li testi” - si propagava a macchia d’olio; alcuni suoi compaesani, soprattutto giovani, andarono persino a trovarlo, ma egli, schivo e scontroso, non accettava troppe visite e non si soffermava a parlare a lungo. Definito “pazzo”, ma innocuo, fu allora lasciato scolpire nel suo “castello incantato” di cui egli rappresentava una sorta di castellano. Scavò mille grotte e cunicoli, scolpendone direttamente le pareti nei punti in cui qualche pietra affiorava dal tufo.

Scolpì per tutto l’arco della sua vita, senza interrompere mai questa frenetica attività, migliaia e migliaia di teste - alcune delle quali sottratte nei giorni immediatamente successivi alla sua morte - che si trovano oggi raccolte, salvaguardate e fruibili, all’interno di questo museo-giardino che era il suo podere. Dei suoi ricordi americani resta solo un suggestivo affresco sulla parete delle piccola casetta all’interno del podere dove, tra colori brillanti e figure fantastiche di pesci, svettano i grattacieli della grande mela, rimasti per sempre impressi nella mente di Filippo. Le opere sono state oggi sistemate in una sorta di percorso espositivo che si conclude proprio nella piccola casetta, fruibile da tutti i curiosi visitatori e fissate alle strutture in pietra appositamente realizzate per accoglierle.

Visitare il “castello incantato” significa dunque entrare a contatto con il magico mondo dell’autore, significa esplorare i mille volti che ogni sua testa scolpita pare possedere, significa aprire uno spiraglio sull’inconscio di un uomo che ha tentato disperatamente di raccontare agli altri la sua dolorosa vicenda, le sue paure e le sue ossessioni che caratterizzano uno stile - misto tra un certo primitivismo e la sintesi estrema dell’espressionismo africano - che ne fa elemento distintivo e di sicuro valore, tanto che oggi, alcune sue sculture sono esposte al Museé de l’Art Brut di Losanna, unico museo dedicato all'arte Naïf.Il giardino di Bentivegna si trova ai piedi di Monte Kronio, poco distante da Sciacca, e si raggiunge procedendo dal centro abitato sulla statale per Agrigento.


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